GaZ e il Sublime Piacere

(di Elsa Dilauro)

Nessuno può toglierti quel che hai ballato recita un detto argentino. Scorrendo il portfolio fotografico di GaZ Blanco, questo detto apparentemente improprio assume un significato esplicito e verrebbe voglia di sostituire il verbo o se non altro aggiungerne altri: quel che hai mangiato, quel che hai cantato, quel che hai osservato, quel che hai annusato, quel che hai donato con un sorriso. Tutto riporta all’interiorizzazione di una sensazione che andrebbe perduta per sempre se non venisse racchiusa nello scrigno dei ricordi.

Qualunque sia il soggetto da catturare, il risultato visivo del suo racconto nasce dalla percezione del piacere stesso e dalla capacità di catturarlo. Immagini danzanti, suonatori assorti, cibi preparati da cuochi “alchimisti”, luoghi incantati. Tutto riporta all’archetipo del piacere. Eppure, qualunque sia il contesto, non è il piacere in sé il protagonista, ma la ricercatezza che si esprime nell’attenzione ai dettagli della composizione.

Il fotografo, leggendo le forme attraverso la luce, racconta come un concetto architettonico, un paesaggio, un’architettura reale o una scenografia possano racchiudere al loro interno un’emozione e come, viceversa, l’emozione stessa, che è insita negli oggetti o negli attori di una scena, possa essere esaltata dalla composizione degli elementi scenografici all’interno di una fotografia.
I dettagli del piacere, come note musicali, vengono composti in immagini, in modo istintivo, da un animo con molteplici sfaccettature che sono il risultato delle sue esperienze professionali ed artistiche: il rigore della forma musicale per l’appunto, praticato da musicista autodidatta e cantante prima e da architetto poi, attraverso il filtro paziente del disegno, caratterizzano il suo approccio alla fotografia.

Un uomo e una donna stretti in un tango danno forma ad una musica ormai andata, ma tanto facile da immaginare che pare di averla nelle orecchie. Danzano, incuranti di essere fotografati, mentre la mano sicura di lui contiene la schiena della ballerina e la visione di un singolo frammento dei loro corpi crea un rimando ad una storia nata molto prima di quello scatto. Un tacco librato nell’aria sospinge l’immaginazione al passo di danza successivo, per ritrovarsi nel movimento di quell’immagine, per farne parte. Ci si ritrova immersi in quella scena, imprigionati dal filo rosso del piacere di muoversi, guidati da una melodia sconosciuta.

La poliedricità artistica del fotografo rappresenta un’ulteriore risorsa per aggiungere quella nota di autenticità ad una scena. La sua esperienza di musicista autodidatta crea un ponte empatico con chi porta la musica in scena, sia questa un teatro, un palcoscenico sotto il cielo o la strada. Il risultato sono immagini che regalano l’immortalità a quel momento in cui il musicista, fuso con il proprio strumento, dimentica se stesso nell’atto di donarsi completamente al pubblico. Un’immagine che non ha suono non potrà raccontare di una voce, ma dell’intensità, della potenza o della dolcezza ne sono testimoni i gesti, gli sguardi e la prossemica di chi a quella voce sta dando vita.

I piatti preparati da sapienti “Mani di Chef deliziano lo sguardo che deve accontentarsi, quasi rammaricato, di forme e gesti senza poter assaporare tanta bellezza, se non attraverso la sublime esperienza estetica dell’osservazione di quelle forme e di quei gesti. L’osservatore resta catturato dall’atmosfera magica del contesto nella sua semplicità. La passione trasmessa dalla brigata di cucina in azione racconta l’impegno e la dedizione nella realizzazione o messa a punto delle creazioni culinarie. E cos’è l’alta cucina, se non la sublimazione di una necessità primordiale in una forma di piacere? Affinché quel cibo possa nutrire anche l’anima, servono l’amore, la fantasia o la saggezza delle tradizioni. Le mani, colte nel gesto del creare, ne diventano l’emblema. Sono ferme, “e pur si movono” anch’esse, in un’armonia di sfumature dal bianco al nero.

Ci sono poi i volti, che raccontano di luoghi lontani ma di sentimenti universali. I suoi ritratti esprimono attraverso gli sguardi lo stesso filo conduttore: la felicità di essere al mondo. L’autore, al contempo, con la sensibilità che è propria dei fotografi di reportage, coglie anche gli aspetti più mesti dell’esistenza. Il suo è il risultato di una scelta: cercare e sottolineare la forza, la gioia profonda o forse quella goccia di divinità che brilla in ognuno di noi, anche in situazioni difficili.

Che accarezzi un ritratto, che esalti un ambiente, un paesaggio o un’architettura, la luce è un elemento fondamentale per dare lo stesso taglio di raffinatezza ad ogni scatto. Le sue immagini tecnicamente nascono a colori ed è a colori che sono immaginate dal fotografo ma è spesso il rigore nella forma del racconto a portarlo a scegliere il bianco e nero come “Leitmotiv” della narrazione.
Il bianco e nero infatti non è una scelta stilistica a priori ma una forma di interpretazione, tanto è vero che spesso GaZ sorprende con interi racconti a colori o con frammenti di racconto che, per la loro stessa unicità ed autonomia, devono necessariamente per lui essere a colori.

Attraverso il suo sguardo è possibile ri-vedere la realtà, perché spesso, dimentichi della bellezza che ci circonda, guardiamo senza vedere, registriamo le informazioni ottiche utili al nostro scopo circoscritto e nulla di più. Gaz “costringe” a ricordarci com’era colorato e luminoso il mondo quando i nostri erano occhi di bambini.

Elsa Dilauro

Gaz BLANCO, alias di Giuseppe Bianco

è un fotografo freelance di Eventi, Architetture, Real-Estate, Visual Food Reportages ed in parallelo è un architetto libero professionista con esperienze nell’ambito retail&food.

Pugliese, di Castellana Grotte (Ba), si laurea in Architettura con indirizzo progettuale-urbanistico presso il Politecnico di Bari, per poi specializzarsi in Architettura del Paesaggio e Ho.re.ca. al Politecnico di Milano. ec2.it/giuseppebianco

La sua ricerca in campo fotografico, ampliamente documentata nel sito web www.flickr.com, è centrata sul rapporto tra musica/arti e architettura ed ha ottenuto alcuni riconoscimenti significativi: il più importante di questi è la pubblicazione di alcune sue foto in un libro di di Beatriz Dujovne per i tipi di McFarland & Co. Inc. Pub. (USA) dal titolo “In stranger’s Arms” e l’inserimento dell’immagine “Le età di un abbraccio” all’interno della recensione del libro sul sito web “Todotango.com.ar”, il più importante compendio sulla storia del Tango Argentino al mondo.

Attualmente riceve frequenti incarichi in qualità di fotografo ufficiale di eventi di Tango Argentino in Italia e all’estero (Portogallo, Polonia, Austria, Danimarca, Germania, Croazia).

Pubblicazioni

Attraverso la sua pagina sul sito web: www.flickr.com ha raccolto consensi presso case editrici ed autori di testi (Roberto Dulio, studioso dell’opera dell’architetto brasiliano Oscar Niemeyer; Beatriz Dujovne, psicologa e studiosa del fenomeno culturale del Tango Argentino), soprattutto grazie alla produzione fotografica relativa a Tango Argentino, Architettura e Paesaggio.

Una immagine della “Cà Brutta in Via Moscova (Milano)”, progetto dell’arch. Giovanni Muzio è pubblicata nel 2010 all’interno del volume: “Architecture in the Twentieth Century: Modernity and Continuity” di Jean-Louis Cohen, della casa editrice Thames & Hudson (Uk).

Sue foto di Tango Argentino sono pubblicate nel 2011 all’interno del volume dal titolo: “In strangers’ arms – The Magic of the Tango” di Beatriz Dujovne, della casa editrice McFarland & Co Inc Pub (USA).

La foto dal titolo “L’Ospedale Maggiore di Milano del Filarete” scattata nel 2008 viene selezionata da Dolce & Gabbana ed esposta a Milano, in occasione della Mostra dedicata ai 20 Anni della prestigiosa Casa di Moda, in piazza della Scala e Palazzo Marino, all’interno di installazioni che, in una sorta di “spettacolo visivo,” celebravano in quella occasione la storia della città.

Diverse sue immagini sono pubblicate in siti web con intento divulgativo-pubblicitario; da ultimi: AD – Architectural Digest (on line, aprile 2016); Panorama (aprile 2016); Divisare Cover – The Atlas of Contemporary Architecture.

Mostre

Aprile 2016 | Alcune foto del reportage a lungo termine “Mani di Chef”, che ritraggono l’oggetto di design progettato dallo Chef Filippo Lamantia appositamente per l’Argenteria Dabbene di Milano, sono esposte all’interno degli spazi di Argenteria Dabbene in Largo Claudio Treves 2, ang.Via Balzan, Milano per Brera Design District 2016.

Maggio 2015 / Tutt’ora in corso
TANGO | From Vienna To Lisbon (and back to Vienna) A tale of the Festivals trough the eyes of Gaz BLANCO
6-10 May 2015 | Albert Schweitzer Haus, SchwartzpanierStr. 13 -1090 Wien (At) – Tangoamadeus
www.tangoamadeus.com
3-7 June 2015 | Escola A voz do Operaio, Rua Voz do Operaio – 1100 Lisboa (Pt) – Lusitango
www.lisbontangofestival.com
From 13 june 2015 | Tango Atelier, SchonbrunnerStr. 58 – 1050 Wien (At) – www.tango-atelier.com

Aprile / Giugno 2014 | Kitchen in Via De Amicis, 45 a Milano | Mostra Fotografica “Mani di chef” Andrea Aprea e il suo Staff | Ristorante Vun | Park Hyatt Milano

Agosto 2012 | Palatango di Segrate(Mi) | Associazione La Mariposa Tango (Milano) | Mostra Fotografica “En el abrazo del Tango..” . Alcune mie immagini sono tutt’ora visibili negli spazi della milonga settimanale a Milano in Via Giovanni Prandina.

Gennaio 2012 | “Divino Abbraccio” – Senigallia (An) | Mostra personale “Oltre gli occhi” in cui è il Tango a costruire, per immagini, un percorso che “racconta” il sentire di un milonguero.

Dicembre 2011 | Sala San Leonardo – Rio Terà S. Leonardo – Venezia | Mostra Fotografica di Beneficenza dal tema : “Venezia – Buenos Aires – Venezia: Tango ida y vuelta” organizzata dall’Associazione TangOblivion di Venezia in collaborazione con la Municipalità di Venezia, Murano, Burano – Servizio Cultura e Sport.

Giugno 2010 | Palazzo Marino e Piazza della Scala di Milano | Ventesimo Anniversario D&G Uomo | Mostra sulla storia di Milano. La foto dal titolo “L’Ospedale Maggiore di Milano del Filarete” scattata nel 2008 viene selezionata dalla Maison Dolce & Gabbana ed esposta a Milano, in occasione della Mostra dedicata ai 20 Anni della prestigiosa Casa di Moda, in piazza della Scala e Palazzo Marino, all’interno di installazioni che, in una sorta di “spettacolo visivo,” celebravano in quella occasione la storia della città.

Formazione

Ha partecipato negli anni della sua formazione universitaria a stages e seminari con fotografi ed editori tra cui: Gabriele Basilico, Roberto Bossaglia, Guido Guidi, Gianni Berengo Gardin,  Pino Ninfa nell’ambito delle iniziative del Piacenza Jazz Fest 2010, Rebecca Simons (World Press Photo) e Magdalena Herrera (Geo France) – Workshop internazionale “Editing for Narrative Impact” per dodici partecipanti selezionati da WPPH in concomitanza del Photolux Festival 2015 a Lucca.

Musicista autodidatta e corista in diverse formazioni di rilevanza nazionale, con all’attivo due registrazioni di cd (“Level One” con il Wanted Chorus e “One, two three, four – Vol. 2”, con la band italiana dei Matia Bazar) è stato protagonista dello spettacolo “Gospel Dream”, musical originale scritto e interpretato dal Wanted Chorus con la partecipazione di Savino Zaba come voce narrante (1998); ha partecipato a concerti in tutta Italia (Bari, Taranto, Piacenza, Milano, Castrocaro, etc…) e all’estero (Cracovia) è stato singer dell’Italian Gospel Choir, progetto patrocinato da F.I.R.M.A. (Federazione Italiana Ricerca Musica e Arte) di cui è stato anche fotografo ufficiale.